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Favola: il topolino ingenuo

C’era una volta un topolino che viveva, con la sua famiglia, in una grande casa. In questa abitazione abitava anche un bellissimo gatto nero con i suoi cinque piccoli gattini.

Un giorno il topolino andò dalla sua mamma e le disse: «Mamma, io voglio diventare grande, non voglio rimanere sempre così piccolo.»

«Figlio mio» gli disse la mamma, «ma noi topolini siamo piccini… perché tu vuoi essere diverso da tutti gli altri tuoi fratelli?»

«Io voglio diventare grande come il gatto, in modo da non avere più paura di lui. Tutte le volte che si avvicina mi spavento perché è enorme e io, piccolino, mi sento proprio inerme.»

Allora la mamma, con la dolcezza che hanno tutte le mamme, gli disse: «Piccolo mio, stasera andrai nel tuo lettino a fare la nanna e vedrai che domani mattina il tuo desiderio sarà esaudito.»

Il piccolo topino non se lo fece dire due volte e andò a dormire.

La mamma, però, doveva essere ben sveglia per poter escogitare un sistema per far sì che, al mattino, il desiderio del suo piccolo si esaudisse.

Pensa e ripensa le venne una bellissima idea. Andò da mamma gatta che ormai, dopo tanti anni era diventata una sua amica, e le chiese se poteva imprestarle uno dei suoi piccoli gattini per quella notte, dopo che si erano addormentati. Le spiegò il motivo di tale richiesta e, così, mamma gatta acconsentì.

Quando i gattini si furono addormentati, la gatta prese un piccolo per la collottola e dolcemente lo portò fino alla tana della famiglia dei topi. Non poteva però fare di più, perché non entrava nel buco.

Mamma topo faticò molto per spostare il piccolo micetto fino al lettino del suo adorato topolino, ma non si arrese e ci riuscì. Quando il suo piccolo, svegliandosi si ritrovò delle stesse dimensioni del gatto su felicissimo, e saltellò di qua e di là dalla gioia.

La mamma accorse accanto a lui e gli disse che tutte le cose belle non durano per sempre, per cui di godere questo momento che poi magari tutto sarebbe cambiato.

Ma al topolino questo non importava: a lui interessava solo essere più grande, fosse stato anche per un solo giorno. Dalla felicità corse fuori dalla sua tana, andò in giardino, radunò tutti i suoi amici topolini e raccontò quello che gli era successo: in una notte era diventato grande come un gatto. Tutti rimasero a bocca aperta, non capivano che cosa dicesse perché, effettivamente non trovavano nessun cambiamento in lui però non riuscivano a dirglielo talmente lo vedevano felice, così stettero al suo gioco.

Quando rientrò in casa era quasi sera, si avvicinò pian piano alla mamma gatto e vide che in realtà era di nuovo diventato piccolo, ma non importava: anche solo per poco tempo era riuscito a diventare come voleva, grande come un gatto.

Ora non aveva più paura perché sapeva che, se solo avesse voluto, sarebbe potuto di nuovo diventare grande come lui.

Favola: la fantasia

C’era una volta un bambino molto povero che viveva con la sua famiglia ai margini di un bosco. Il papà Jerry era un falegname, mentre la mamma Emily badava ai figli.

Tommy, il protagonista, era il terzo di cinque figli.

La mamma aveva il suo bel da fare per stare dietro a tutti loro, così aveva dato a ognuno dei figli un compito giornaliero da eseguire: chi andava alla fontana a prendere l’acqua, chi si interessava della legna per il camino, chi dava una mano a governare la casa, ecc. ecc.

La giornata passava velocemente tra una incombenza e l’altra, ma lo loro era una famiglia felice molto unita.

I bambini avevano anche molto tempo per giocare e la vita all’aria aperta gli concedeva molte possibilità.

I giocattoli invece erano pochi, solo quelli che il papà, tra un lavoro e l’altro, riusciva a costruire.

Con il legno che gli avanzava costruiva trenini, carriole, macchinine, bambole a cui poi la mamma metteva dei piccoli straccetti a mo’ di vestito.

La famiglia era unita e felice. Erano tutti in buona salute e con il lavoro del papà potevano acquistare il cibo necessario per tutti.

Ma il piccolo Tommy aveva un sogno: voleva vedere il mare.

Ne aveva sentito parlare spesso e aveva fantasticato su di esso. Sapeva che era immenso, che conteneva molte varietà di pesci, che potevi approdare su isole deserte. Ma questo per lui poteva essere solo un sogno perché non avrebbe mai potuto realizzarlo visto che i suoi genitori erano poveri.

La sua famiglia conosceva questo suo desiderio e una sera, mentre Tommy era fuori a guardare la luna, si riunirono per vedere cosa potevano fare, così nacque un’idea.

Il giorno del suo compleanno gli regalarono un piccolo veliero e tutta la famiglia aveva collaborato nella realizzazione. Il papà aveva costruito la barca, la mamma aveva cucito le vele da un lenzuolo, tutti i fratelli si erano adoperati per addobbarla.

Era magnifica.

Quando Tommy aprì il piccolo pacchetto avvolto in carta di giornale restò meravigliato.

Era bellissima. Ma sapeva che con quella non avrebbe mai raggiunto il mare, perché rimaneva pur sempre un giocattolo.

Il suo papà, vedendo la sua perplessità lo prese sulle ginocchia e gli disse:

«Caro Tommy, noi abbiamo lavorato per realizzare questo tuo sogno. Ora tocca portarlo avanti. Hai dentro di te la cosa più importante che possa esistere e che ognuno di noi ha: la fantasia.»

E questo consiglio servì al piccolo Tommy.

Da allora, alla sera prima di andare a dormire, guardava la sua barca e fantasticava. E nel sonno si vedeva viaggiare nel mare al timone della sua barca, al suo fianco i delfini si alzavano in volo, i gabbiani lo accompagnavano nella sua rotta, piccole isole piene di alberi e di frutti lo affiancavano e lui, solo in mezzo all’oceano, si sentiva felice.

 

Miracolo di Natale

In una casetta nel bosco viveva Tommaso e il suo cane Jo.

Tommaso era molto vecchio e altrettanto povero e, a causa degli acciacchi dell’età, non riusciva più a svolgere il lavoro da falegname che aveva fatto per tutta la sua lunga vita.

Adesso, con molta fatica, era in grado solo di raccogliere un po’ di legna per la stufa, in modo da potersi scaldare. La sua provvista di viveri, che era riuscito ad accumulare negli ultimi anni, stava scarseggiando e, a parte qualche bacca e funghi il bosco, per uno della sua età, non offriva altro. Non poteva più cacciare, anche se gli era sempre costato farlo.

Si stava avvicinando il Natale e la neve era cominciata a cadere. Il vecchio era triste ma fortunatamente aveva Jo che gli stava sempre accanto. Quando era ora di andare a dormire il cane si accovacciava ai piedi del suo adorato padrone, regalandogli un po’ di rassicurante calore.

Passarono i giorni, era arrivata la notte di Natale.

“Povero Jo, sei sfortunato come me” disse Tommaso, “Stanotte sarà Natale e io non ho nulla di buono da offrirti. Il regalo più bello per me sarebbe quello di vederti in una calda casa, vicino a un camino, con tanti bimbi attorno e una ciotola piena di cibo”.

Ma al cane non interessava nulla, lui era felice di essere lì, in quella casa fredda, accanto al suo padrone.

Passò la notte, la notte del 24 dicembre. Al mattino presto il vecchio si alzò di buon’ora, senza capire perché sentiva un grande tepore, eppure fuori la neve continuava a cadere copiosamente. Si sentiva però bene, i soliti dolori dovuti al freddo erano spariti. Jo non era accanto a lui ma, pensava, fosse andato in giro per la casa a sgranchirsi un po’ le zampe.

Si recò in cucina, convinto di dover accendere la stufa ma vide che, sul tavolo, era imbandito ogni ben di Dio. C’era tanto di quel cibo che gli sarebbe bastato per un anno intero. E lì vicino tantissima pappa anche per il suo adorato cane, che si era appisolato accanto alla stufa, che scricchiolava, carica di legna e, da dietro alla finestra, poteva vedere che fuori era ne accatastata tantissima.

Ma chi aveva portato tutto questo?, pensò il falegname. Babbo Natale? Gesù Bambino? Un angelo?

Ma non si pose ulteriori domande, chiunque fosse stato gli aveva donato uno splendido Natale.

L’uovo di gallina…di Pasqua

Stamattina ho riflettuto su che messaggio dovessi mettere per augurare a tutti la Santa Pasqua.

Un disegno? una frase? un pensiero? Poi mi sono detta che essendo un blog di favole, dovevo scriverne una, per l’occasione.

Ed ecco la favola. Spero riesca con questo a esprimervi i miei migliori Auguri!

L’uovo di gallina… di Pasqua.

C’era un uovo che era stato lasciato dalla gallina in una zona appartata del fienile. Lo aveva lasciato lì di proposito perchè era straordinariamente grande, diverso dagli altri.

E come tutte le cose diverse doveva essere isolato, non far parte del gruppo.

Questo è quello che pensava la gallina. Non era poi successo così anche alla sua amica anatra? Non aveva uno degli anatroccoli, il più brutto, che aveva lasciato di proposito mamma e fratelli perchè lo insultavano sempre? Era troppo grosso e diverso. Proprio come il suo uovo!

E l’odiosa e dispettosa gatta, non aveva isolato un suo piccolo gattino perchè il suo istinto lo credeva malato?

E la coniglietta, che dopo aver partorito è stata con loro solo due minuti per allattarli. Eh sì, lei dice che lo ha fatto per proteggere i piccoli, così la tana resta segreta.  Ma a chi la vuole dare a bere?

E l’odiosa aquila, che ogni tanto arriva dalle montagne sorvolando sopra le loro teste facendole scappare tutte. A volte però riusciva ad afferrare al volo qualche animale e lo portava via con gli artigli: si dice anche che lascia che i figli si azzuffino tra di loro senza intervenire. Poverini!

E la fastidiosa lucertola, che guizza sotto di loro facendole sobbalzare, si racconta che abbia mangiato tutte le uova ancor prima di schiudersi!

Insomma, avrebbe potuto raccontarne tante altre di storie che aveva sentito in cascina, quindi anche lei doveva fare qualcosa. Fare come tutti gli altri.

E lo fece, aveva contribuito mettendo da parte il suo uovo diverso. Ma era in fin dei conti una buona mamma, quindi lo depose nella paglia, al morbido, in una zona più fresca, in alto, in modo che altri animali non se ne cibassero.

Di più non poteva fare, affidava tutto al destino. Il suo compito era finito.

Sta di fatto che quel giorno fosse Pasqua e, nel pomeriggio, tutti i bimbi del vicinato chiesero al padrone della cascina se potevano fare una festa nel fienile, portando tutte le uova ricevute in dono e giocando con le varie sorprese contenute. L’uomo acconsentì, ben sapendo che gli avrebbero lasciato tutte le carte e la paglia sparpagliata qua e là. Figuriamoci se non avessero giocato a buttarsela addosso. Ma In fin dei conti era Pasqua!

Al pomeriggio ecco che un frotta di bimbi arrivarono, chi con uno chi con due o più uova. Sarebbe stata una grande festa!

Il figlio del contadino non potette partecipare perchè era povero, non aveva ricevuto nemmeno un uovo. Che figura avrebbe fatto ad entrare? Da mendicante, e lui non voleva questo. Stette in disparte a sbirciare e vide tirar fuori dalle uova tanti giochi. Ma lui avrebbe preferito prima mangiarsi un uovo di cioccolata intero, poi i giochi.

I ragazzi, una volta finito con le uova fecero quello che il padrone aveva pensato: giocare con la paglia. Ma mentre fecero questo chi trovarono? Il nostro grande uovo di gallina! Meravigliati dalla grossezza lo esaminarono tutti e a uno di loro, il più giudizioso, percepì che il figlio del contadino non era con loro, e sapevano che era molto orgoglioso per accettare di condividere con loro le uova di cioccolato ma……..

In cerchio, perchè lui non vedesse (lo avevano intravisto che sbirciava), presero dolcemente l’uovo di gallina, lo pulirono bene, e, ognuno donò un pezzo di cioccolato in modo da poter comporre un mosaico attorno al guscio: diventò così un bellissimo e grande uovo di cioccolato variopinto. Cioccolato nero fondente, al latte, bianco, con le nocciole. Lo avvolsero nella carta più bella che avevano e lo chiamarono.

Entrato gli diedero il suo uovo, visto che la gallina era sua. Non poteva così rifiutarlo!

Lo aprì delicatamente, e, meraviglia, anche lui aveva il suo Uovo di Pasqua, molto particolare! E dentro c’era……un pulcino!

Che bellissimo regalo. Ma la sorpresa maggiore fu capire che aveva tanti amici e non lo immaginava.

Adesso anche lui e il suo pulcino potevano unirsi con loro a giocare.

Che bella Pasqua!