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Sono uscito dal tunnel: lettera di un nonno

Questa è una storia inventata e ogni riferimento è casuale. 

“Nonno, mi racconti una storia?” 

“Piccola mia, ti voglio raccontare cosa ho provato ai tempi del Coronavirus.

Vivevo felice con tua nonna, qualche acciacco aveva iniziato a farsi sentire ma sapevo che era dovuto all’età per cui ci convivevo bene. All’improvviso le notizie alla televisione e sui quotidiani sono diventate allarmanti, parlavano di un virus che aveva iniziato ad infettare alcune persone e che bisognava stare molto attenti a non farsi contagiare. 

La notizia non mi preoccupò più di tanto, ne avevo sopportate di cose nella mia lunga vita e di conseguenza non ebbi nessuna reazione in merito. Ero sfuggito alla guerra, alla fame, a varie epidemie per cui questa era solo una esperienza negativa che si aggiungeva alle altre.

Dopo qualche giorno iniziai ad accusa malessere, febbre, tosse e pensai che mi fossi preso l’influenza, anche se avevo fatto, come tutti gli anni, il vaccino. Ma in poco tempo le cose peggiorarono, non riuscivo a respirare, ansimavo come se avessi 5 hm di corsa.

E da lì il buio completo! Capivo perfettamente di non essere più a casa, il letto non era lo stesso, i rumori, gli odori, le voci facevano parte di un mondo che non mi apparteneva. 

Dormivo quasi tutto il giorno e quando ero sveglio il mio respiro era affannoso. Mi sembrava di essere un palombaro e di avere uno scafandro che mi permetteva di respirare sott’acqua. Ma non sentivo la presenza di quest’ultima. Oppure ero su un aereo da caccia e avevo il casco in testa.

Ma non aveva senso. Stavo delirando?

I miei momenti di lucidità erano pochi e fonte di molta immaginazione. Forse mi trovavo in un altro pianeta. Forse ero morto. 

Ero molto triste perché non riuscivo a dare una risposta alle innumerevoli domande che mi ponevo. 

Ogni tanto delle mani toccavano il mio corpo inerme, mi sentivo fluttuare da una parte all’altra, vedevo roteare tutto attorno senza che io avessi contribuito a farlo. 

E le mani accarezzavano il mio volto, giravano il mio corpo e non ne capivo il motivo. Sentivo molto frastuono e mi chiedevo il perché, più voci riempivano il silenzio, voci sommesse e sconosciute. E continuavo a farmi mille domande. 

Cercavo con molto sforzo di aprire gli occhi e quando ci riuscivo intravedevo delle immagini offuscate. Nessun volto conosciuto, né la nonna e nemmeno i miei adorati figli. Possibile che mi avessero abbandonato in mezzo a degli estranei?

Ma ricordo perfettamente quelle mani che con sicurezza e delicatezza toccavano il mio corpo. Ricordo i volti che intravedevo sotto a delle ridicole maschere e sorrisi che brillavano sotto di essere. Ricordo però anche gli sguardi stanchi, persi, tristi. Lo sguardo di chi non dorme da giorni. 

E dopo tutto questo sforzo per capire ripiombavo di nuovo in un sonno agitato. 

A volte pensavo che non vi avrei più rivisto e questo mi faceva stare male. Ma ero in buona compagnia, sapevo che questi Angeli che avevo attorno avrebbero detto una preghiera per me. Ne ero certo!

E invece, inaspettatamente, dopo vari giorni di sofferenza sono ritornato alla vita e ho scoperto la realtà. Poco per volta sono riuscito a respirare da solo. 

Sono giunto a casa, sono sfuggito alla morte anche se è stata una lunga sofferenza. Mi hanno tutti voluto bene e hanno combattuto insieme a me la mia battaglia. E ci sono riuscito, anzi, ci siamo riusciti!

La vita ora è diversa, soffro per coloro che non ce l’hanno fatta ma so che hanno lasciato questo mondo con dignità e rispetto. E che soprattutto non erano soli!


Filastrocca: la tristezza del nonno

Quel bacio all’improvviso
scoccato sul mio viso
si, ve lo devo dire, 
mi ha fatto trasalire.

il bacio di un nonnino
incontrato quel mattino, 
vicino casa mia
e nella stessa via.

Andavo a pescare 
con gli amici, ero al mare,

la mamma mi guardava
mentre il mio passo si allontanava.

È durante quel cammino
che ho incontrato il nonnino.
Era magro, abbacchiato,
chissà cosa gli era capitato.

Continuai a camminare
ma da dietro le spalle lo volli guardare,
lo vidi venire avanti
ma i suoi passi erano stanchi.

Tornando a casa a quel bacio pensai,
non aveva senso, perché giammai,
quell’uomo a me sconosciuto,
aveva fatto quel gesto insoluto.

Raccontai allora tutto alla mamma,
che mi delucidò di questo dramma,
il suo figliolo e il suo nipotino
eran partiti quel triste mattino.

Molto lontani dovevano andare,
il lavoro del papà era oltremare;
non era sicuro di poterli ritrovare
e con quel bacio li lasciava andare.

Il blog Tiraccontoaunastoria ha recentemente iniziato una nuova collaborazione con il blog

Marcoscrive, nella sezione dedicata al nuovo progetto Baby Books TuBe, con l’intento di sensibilizzare i bambini sia alla lettura che alla scrittura.