Leggere: che passione!

Ho sempre amato molto leggere. In particolare prediligevo libri che trattavano di storie vissute, vere.

Ricordo che mettevo da parte ogni singolo centesimo che mia madre mi dava per poter acquistare dei libri.

Avevo circa 14/15 anni, lavoravo e, come si faceva una volta, a fine mese, consegnavo la busta chiusa con lo stipendio a mia madre. Ricevevo in cambio un piccolo contributo da spendere come volevo e io lo utilizzavo sempre per acquistare un libro.

Ero solita andare nella libreria che c’era nella piazza a Genova Sampierdarena dove i proprietari, conoscendomi, mettevano da parte i libri che uscivano di mio interesse.

La paghetta datami non bastava per cui utilizzavo anche la quota che mia madre mi dava per l’autobus che mi portava al lavoro, da Genova Cornigliano a Caricamento.

Facevo quindi questo tratto a piedi, circa 8 km per tratta, mattino e sera, estate e inverno, pur di raggranellare la cifra che mi permetteva di acquistare un libro.

Se poi questi erano due le cose si complicavano, i soldi non bastavano, allora rinunciavo anche  ad acquistare la saponetta “Spuma di Sciampagna” che amavo tanto. Mi ricordo che la compravo in un piccolo negozietto in Via Prè, zona non molto adatta a delle ragazzine in quel periodo, ma dovevo passarci per forza per poter andare a lavorare.

Ritornando ai libri, per me rappresentavano un mezzo per isolarmi dal resto del mondo, anche se leggevo storie non di viaggi, d’amore, di fantasia, ma storie di dolore.

Mi sono chiesta più volte perchè prediligessi quel genere e ancora oggi, che il mio interesse non è variato, me lo chiedo ma non avrò mai una risposta.

Sicuramente avrei avuto maggior possibilità di lettura se avessi chiesto in prestito i libri della Biblioteca, ma a quei tempi non ci pensavo, forse perchè non sapevo esistesse o forse preferivo godermi la lettura sapendo che quel libro era mio: potevo leggerlo e rileggerlo più volte!

La mia piccola biblioteca personale era esigua, pochi testi, nuovi, rifasciati con un foglio di carta riciclata o di giornale per non sgualcirli. Sotto di essa “spariva” la copertina, per cui non intravedevi più il titolo e l’autore ma almeno il libro si conservava meglio e rimaneva nuovo.

Alcuni di quei libri li ho ancora, fanno parte del mio passato, dei miei sacrifici e oggi, che tutto è molto più semplice e le possibilità di lettura maggiori, amo ogni tanto rivederli, sentire l’odore di muffa, il colore ormai sbiadito.

Ora intravedo la copertina con il titolo, l’autore, l’editore.

E la malinconia sale….

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